Sotto gli occhi dei leader del G7, riuniti a Versailles per una cena di lavoro, Donald Trump ha firmato il memorandum of understanding con l’Iran. Un pre-accordo che promette di mettere fine alla guerra in Medio Oriente, ma che lascia sul tavolo le questioni più complesse, rinviate a negoziati futuri. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha controfirmato. Gesto che nasconde una realtà molto più ambigua.
Il testo, quattordici punti, concede all’Iran vittorie immediate. La prima: l’interruzione delle operazioni militari su tutti i fronti, «compreso il Libano», dove Israele sta combattendo Hezbollah. Benjamin Netanyahu ha già detto che non intende fermarsi. E l’UNIFIL segnala «intensa attività militare» israeliana. Contraddizione che rischia di far naufragare l’accordo prima ancora che entri in vigore.
Seconda concessione: gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale dei porti iraniani, ripristinando la circolazione marittima entro trenta giorni. L’Iran, in cambio, garantirà un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, ma solo per sessanta giorni. Dopo, potrebbe richiedere un pedaggio. Una clausola che modifica gli equilibri del traffico energetico globale.
Terza: deroghe alle sanzioni sul petrolio e transazioni bancarie, in attesa dell’eliminazione definitiva. E intanto, il programma nucleare iraniano resterà congelato. Ma per sessanta giorni. L’incognita che tiene col fiato sospeso la comunità internazionale.
Poi, le questioni rimandate. Un fondo di 300 miliardi per la ricostruzione dell’Iran, da finanziare con i partner regionali (non con gli Usa, ha precisato Trump). Lo sblocco di 24 miliardi di fondi iraniani congelati. L’eliminazione di tutte le sanzioni, se l’Iran rispetterà gli accordi. E la definizione futura del programma nucleare, con la consegna dell’uranio arricchito.
Trump, in conferenza stampa, ha minacciato di ricominciare i bombardamenti se i termini verranno violati. «Sganceremo bombe sulle loro teste», ha detto. Un avvertimento che trasforma il memorandum in un’arma a doppio taglio: l’Iran ha ottenuto molto, ma il presidente americano tiene il dito sul grilletto. E Israele, che non ha firmato, si prepara a disobbedire.
Il memorandum di Versailles è un passo avanti, ma anche una scommessa. Le prossime settimane diranno se la tregua reggerà o se il Medio Oriente tornerà a essere teatro di scontri. Intanto, i leader mondiali guardano con un pizzico timore.
Il Mediatore Sociale
